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G.A.P.: il gioco d'azzardo come dipendenza psicologica · 055NEWS.IT
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Società Firma : Daniel C. Meyer   Notizia letta   4782 volte
G.A.P.: il gioco d'azzardo come dipendenza psicologica
01/10/2008 - 00:01
 La Fortuna è cieca. E, spesso, sono ciechi anche quelli che la cercano. Sono in aumento i fatti di cronaca legati a cittadini italiani che si sono ridotti sul lastrico o che hanno compiuto gesti estremi (rapine, omicidi, suicidi) a causa di problemi legati ad un rapporto compulsivo col gioco d’azzardo; in aumento anche il numero delle donne e dei giovani coinvolti in episodi di questo tipo. Gli scienziati hanno coniato il termine G.A.P. (gioco d’azzardo patologico) per descrivere questa  sindrome, considerata alla stregua di una vera e propria dipendenza, come quella dall’alcol o dalle sostanze stupefacenti.
Il gioco d’azzardo assume molte forme: se ci guardiamo attorno, siamo circondati da forme di gioco legalizzato. Non occorre andare fino al casinò per sfidare la sfortuna: basta scommettere sul risultato di un match sportivo, giocare una schedina, mettere un gettone nel videoslot del bar sotto casa, tentare la sorte con un “gratta e vinci”, comprare un biglietto della lotteria, scommettere sulle corse dei cavalli, o fare un salto al Punto Snai...Chi è troppo pigro, può tentare la sorte direttamente da casa: basta andare su Internet e voilà, ecco disponibili migliaia di siti dedicati al poker, alle scommesse e ad altre tipologie di gioco d’azzardo. Ci sono squadre di calcio sponsorizzate da agenzie di scommesse sportive, come il Milan.
Si, perché il gioco d’azzardo è legale, e porta molti soldi nelle casse dello Stato, che si guarda bene dal perdere questa preziosa fonte di entrate. Laddove non è lo Stato ad arricchirsi, è la criminalità a lucrare sul gioco d’azzardo, come emerge anche da inchieste portate avanti dal Corriere della Sera: stando alle dichiarazioni di due pentiti, Domenico Bidognetti e Gaetano Vassallo, il clan dei Casalesi tra la fine degli anni ’80 e i primi anni ’90 avrebbe cominciato la sua scalata in Emilia Romagna  grazie ai videopoker, seguiti dalla gestione di locali notturni e ristoranti. Anche la mafia asiatica sarebbe coinvolta nel business del gioco d’azzardo,che alimenta un volume d'affari da 450 miliardi di dollari l'anno - tra circuito in nero e legalizzato - secondo la stima della rivista americana Foreign Policy; addirittura, gli inquirenti avrebbero sospetti su alcune partite dell’ultimo Mondiale di calcio, che potrebbero essere state “raddrizzate” per fare il gioco delle mafie asiatiche. Insomma, un business enorme, su scala mondiale, che arricchisce piccoli gruppi di potere, ma in concreto ricade sulle spalle di singoli individui (e sulle loro famiglie), psicologicamente meno attrezzati a resistere alla tentazione di fare una “giocata vincente”.  
A differenza di altre forme di dipendenza, come quella dalle droghe, il gioco non è però percepito come pericoloso, e questo lo rende invece paradossalmente più temibile. Anzi: come testimonia il crescente successo dei tornei di poker trasmesse in televisione, il gioco d’azzardo rischia di passare addirittura come attività di tendenza. Proprio per questo l’allarme sui rischi della dipendenza da gioco è ancora limitato, anche se a qualcosa sta cominciando a muoversi; tanto per limitarsi all’ambito toscano,settimana scorsa si è tenuto un convegno sulla G.A.P. all'Ostello S. Anna di Massa Marittima, nei pressi di Follonica. Sull’esempio dell’Anonima Alcolisti stanno inoltre nascendo gruppi di aiuto dedicati appositamente a chi soffre di dipendenza compulsiva da gioco; il primo passo per uscire da questa nuova piaga sociale è sempre quello di riconoscere di avere un problema, e poi di volerlo risolvere.
Resta una domanda di fondo: perché alcune forme di “intrattenimento” come l’alcol, il tabacco e il gioco d’azzardo sono legalizzate e altre come la prostituzione e l’uso di droghe (leggere o meno) sono invece osteggiate e dichiarate illegali?Il gioco d'azzardo, come un bicchiere di vino a tavola, non è pericoloso in sè, pericoloso semmai può essere un rapporto poco equlibrato con attività di questo tipo, che può degenerare in patologia. La differenza, forse, più che da rischi assoluti dipende da fattori culturali, e dai guadagni che ne ricava lo Stato…


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 La Fortuna è cieca. E, spesso, sono ciechi anche quelli che la cercano. Sono in aumento i fatti di cronaca legati a cittadini italiani che si sono ridotti sul > 00:01 del 01/10/2008


 

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